Il gruppo "hacktivista" Anonymous è tornato dall'ombra: sull'onda delle violente proteste nate a Minneapolis per la morte di George Floyd, infatti, ha promesso di esporre al mondo i "molti crimini" della polizia cittadina.

il ritorno di Anonymous

Il collettivo di hacker, una volta un appuntamento fisso nelle notizie di hacking, torna alla ribalta colpendo coloro che accusava di ingiustizia. Tuttavia, non è facile definire quale, se non altro, è veramente il lavoro misterioso del gruppo.

Gli “anonimi” infatti hanno in comune il collettivo "hacktivista" che non ha volto né leadership. Il suo slogan è semplicemente “we are legion” ("noi siamo legioni"), in riferimento al suo presunto numero di individui.

Senza alcuna struttura di comando centrale apparente, dunque, chiunque può affermare di far parte di Anonymous purchè ne sposi la filosofia. Generalmente gli attivisti prendono di mira coloro che accusano di abusare del potere e lo fanno in modi molto pubblici attraverso il web.

Il loro simbolo è una maschera di Guy Fawkes, resa famosa dalla graphic novel di Alan Moore V per Vendetta.

Ad oggi il sito web del dipartimento di polizia di Minneapolis è stato temporaneamente messo offline durante il fine settimana in un sospetto attacco DDoS (Distributed Denial of Service), una forma efficace di cyber-attacco che inonda un server di dati fino a quando non smette di funzionare e a fianco di questo attacco è stata rivendicata una fuga di dati (un data base email e password) ottenuti violando il sistema del dipartimento di polizia.

Inoltre una pagina sul sito Web di un'agenzia minore delle Nazioni Unite è stata trasformata in un memoriale per Mr Floyd, sostituendo il suo contenuto con il messaggio "Rest in Power, George Floyd", insieme a un logo anonimo.

Ma non è tutto Nel 2014, quando le riprese di Michael Brown a Ferguson, nel Missouri, hanno suscitato proteste diffuse, i membri di Anonymous hanno minacciato di colpire la città se i manifestanti fossero stati danneggiato, hanno quindi disabilitato il sito Web della città, compromettendo le comunicazioni al municipio e prendendo di mira il capo della polizia della città. Più tardi quell'anno "dichiararono guerra" al Ku Klux Klan (KKK), pubblicando online i dettagli personali dei presunti membri.

Anonymous è dunque un gruppo di attivisti che agiscono contro le ingusitizie e gli abusi di potere e una causa come quella di George Floyd ha generato una rivolta popolare che non aveva precedenti da molto tempo.

L’abuso è dunque un punto su cui riflettere, e al di là che si possano legittimare o meno azioni che violano la privacy altrui e governativa, al di là che le azioni di “hacktivismo” siano riconducibili o meno ai membri di Anonymous, alla base di questa riflessione deve esserci il senso che un abuso tale da privare di una vita un essere umano non può lasciare in silenzio.